lunedì 28 novembre 2016

Matematica e chimica



Matematica e chimica

Due spine nel cuore. Ma anche oggetti del desiderio, amori non corrisposti, sfere celesti cui aspirare in un mondo migliore, soprattutto con alcune zone del cervello funzionanti anziché atrofiche. Come gli scacchi, gioco che non conosco e non pratico ma per il quale ho un culto,  queste discipline stellari mi attirano, assieme alla fisica, naturalmente, di tutte la più ambita.

Un libro italiano e un altro cinese entrano nel merito della chimica e della matematica, con esiti diversi.


Piersandro Pallavicini  La chimica della bellezza  Feltrinelli 2016 pp.270



Già il titolo dovrebbe far pensare, non La bellezza della chimica, adatto ad un manuale Hoepli, ma La chimica della bellezza, ovvero la chimica più elegante, esteticamente inappuntabile, necessaria ed esatta, incontaminata e perenne: l’inorganica. Pallavicini mi ha convinto, ma  ci ero già arrivata un po’ da sola. La chimica di prima liceo, l’inorganica, era bella e varia, con tutti gli elementi della tavola periodica, i colori, gli esperimenti con i fumi, le tinte  che cambiavano all’improvviso. Soprattutto era facile. Quella di seconda liceo era impossibile, girava solo del gran carbonio, un po’ di ossigeno e idrogeno e delle formule lunghe, gli esercizi non c’erano più, una delusione. Oltre a convincerci che la chimica inorganica è più bella, Pallavicini riesce a raccontarci una storia delle sue, cioè avvincente, piena di personaggi e storie divertenti ma anche a ragguagliarci sullo stato attuale della chimica inorganica. Ci parla dei premi Nobel meritati e usurpati, dello stato della ricerca riuscendo anche a indovinare il Nobel del 2016, molto prima che venisse assegnato. Un Nobel meritato, e, si suppone, accettato e ritirato quando sarà il momento.


Mai Jia  Il fatale talento del signor Rong  Marsilio  2016 pp.412

Letto fino a pag. 234


E’ la storia di un bambino cinese eccezionalmente dotato per la matematica, della sua formazione e del suo impiego in attività strategiche all’epoca della rivoluzione culturale. La prima parte, quella della formazione, vola. La seconda, quella della segregazione del protagonista ormai adulto e destinato a interpretare e decrittare codici segreti a scopo militare si perde in storie e sottostorie, flashback e ripetizioni. Soprattutto sparisce la matematica e subentrano  trame misteriose, talmente oscure da risultare incomprensibili, con due voci narranti che si sovrappongono e disorientano, al punto da convincermi a interrompere la lettura.

Come vivere in modo più confortevole



Wislawa Szymborska Come vivere in modo più confortevole Adelphi 2016 pp.258

La migliore blogger di tutti i tempi, ma con il privilegio  della carta stampata, legge molti libri di ogni genere e li descrive in breve, nel corso di vari anni. A parte le considerazioni sull’autrice e l’ammirazione che suscita la sua schiettezza, agilità di scrittura, buon senso, divertimento, eleganza delle argomentazioni, è interessante vedere cosa si pubblicava in Polonia negli anni che precedevano e seguivano la caduta del muro: biografie e genealogie, storie di cognomi, erbe e giardini, lettere di George Sand, mattoni e manuali, istruzioni per l’uso e grandi classici. Szymborska non si ferma davanti a nulla. Alcune pagine sono illuminanti, tra tutte quelle che riguardano Chopin, e il suo carattere asciutto e antiretorico. Alcuni testi erano traduzioni di autori italiani: Cagliostro, di Roberto Gervaso, che Szymborska avrebbe voluto diventasse un film di Federico Fellini e una vita di Beniamino Gigli, disprezzato in quanto  cantante ufficiale del regime fascista, aspetto questo non dico negato, ma molto sottovalutato da chi si occupa di storia dell’opera.


Le sultane



Marilù Oliva   Le sultane  elliot  2016 pp.238
Letto fino a pag. 85




Da un’idea di Teresa Solana (Sette storie di sangue e una storia d’amore, Sellerio, 2012). Fino al punto in cui ho ceduto poteva ancora andare: tre settantenni disperate in un condominio popolare di Bologna, divertente. Peccato che il nucleo della storia, che si palesa appunto a pag. 85, fosse già presente in un racconto di Teresa Solana, oltretutto abbastanza recente. Mi è passata la voglia, a quel punto, di leggere le variazioni sul tema escogitate da Oliva. E morta lì.




martedì 22 novembre 2016

L’inseguitore



Cortázar & Muñoz  L’inseguitore  SUR 2016  pp.107






Un racconto scritto nel 1959 riporta con forza al periodo in cui tutto sembrava possibile. Erano gli anni in cui nascevano  storie,  idee,  musica, immagini, pensieri e ragionamenti con la facilità con cui si respirava. La storia ripercorre gli ultimi giorni di un genio del sax, Johnny Carter, alter ego letterario di Charlie Parker, visti attraverso gli occhi di un critico musicale amico del protagonista. L'angoscia della fine, con le crisi da overdose, ubriacature colossali, promesse non mantenute, scenate si alterna a dialoghi tra i protagonisti, pieni di intuizioni geniali. "Questa la sto suonando domani", dice Johnny interrompendo a metà un assolo stratosferico per bellezza e innovazione, sintetizzando in cinque parole l’eccellenza dell'invenzione. E le riflessioni del critico sul suo mestiere: ”Penso malinconicamente che lui si trova all’inizio del suo sax, mentre io vivo costretto ad accontentarmi della fine.”

Al racconto di Julio Cortázar, mirabile per stile, modernità e misura, fanno da contraltare i disegni di José Muñoz, posteriori di una cinquantina d’anni ma perfetti per arricchire, con il loro disperato espressionismo nero e bianco, un’altra storia di genio e infelicità.