domenica 14 giugno 2015

Milano



Balzano, Cataluccio, De Benedetti, Di Stefano, Fontana, Janeczek Milano  Sellerio, 2015, pp. 191


Quest’anno l’estate è precoce e il libro da spiaggia si impone da subito. I Sellerio al mare sono il massimo: leggeri, flessibili, leggibili, con quella carta avorio che non offende  gli occhi alla luce del sole.
Milano è un titolo molto bello. E’ una antologia di storie milanesi contemporanee che si legge al volo. Si aggiunge alla lista di storie ambientate a Milano che negli ultimi mesi va parecchio, forse per colpa dell’Expo. E’ bello vedere come  quartieri, un tempo reietti, siano diventati delle star: qui spicca la zona Viale Monza/Padova e dintorni, che è ormai diventata un genere letterario a sé, insieme alla linea 55 che sta diventando la nostra route 66. Lambrate rules, manco fosse Williamsburg. Stazione sempre all’erta, qui con profughi siriani. E una ricaduta inevitabile  all’Isola/Corso Como, zona a quotazione letteraria stabile. Di tutte le storie la mia preferita è quella Helena Janeczek, ambientata al Gamesweek/Fieramilanocity/PiazzaleLotto, scritta in lingua liceale/whatsapp con il suo finale a sorpresa.

giovedì 4 giugno 2015

Gli eroi imperfetti



Kindertotenliber di maggio



Stefano Sgambati  Gli eroi imperfetti  minimum fax, 2014, pp.277
Letto fino a pag. 49

La mise en place non sarebbe poi così male: una coppia introversa invita a cena un amico recente proponendo quattro tipi di risotto. Un piatto anni settanta, risotto con radicchio e taleggio, risulta il preferito. Lo chef è il  padrone di casa, nonché proprietario di un negozio di vini a Roma, mentre l’ospite è un cliente portatore di un’aura funesta. Non è dato conoscere gli ingredienti base dei rimanenti tre risotti. L’ospite propone che ognuno racconti un episodio della propria vita sconosciuto a tutti. Inizia la moglie. Coraggiosamente narra (da pag.27 a pag.33)di quando dodicenne diede un calcio a un cane, razza volpino, con profusione di tormenti interiori e stream of consciousness. Gli altri ascoltano e si riservano per cene future. La storia prosegue un altro giorno e un’altra volta con una vicenda di pizza bruciata nel forno e il conseguente fumo puzzolente che si sparge per casa. La finestra da cui il tanfo uscirà offre lo spunto per la seguente descrizione: …la luce del giorno è stata spenta da tempo da quella mano artigliata che è l’inverno. Nel piazzale le teste delle persone si muovono come lenticchie a mollo
Ho resistito ancora per una pagina, la 48, dove una spiegazione accurata del metodo più razionale per risolvere il cubo di Rubik mi ha convinto che era tempo di lasciare.

mercoledì 13 maggio 2015

L’affare Vivaldi



Federico Maria Sardelli    L’affare Vivaldi  Sellerio, 2015, pp.294

A casa nostra Sardelli sarebbe quello del Modo Antiquo. Cioè un direttore d’orchestra. Immaginare un direttore d’orchestra capace di scrivere un romanzo andava al di là della mia immaginazione. Qualche anno fa avevo avuto una esperienza riprovevole con un romanzo di Hélène Grumiaux, già noiosa come pianista, figurarsi come romanziera. Da lì questo imprinting negativo verso i musicisti/scrittori. Come mi sbagliavo. L’affare Vivaldi è un perfetto romanzo storico, nonché un thriller senza cadute di tensione. Ho sofferto per gran parte del romanzo temendo il peggio per i manoscritti vivaldiani, in modo del tutto irrazionale: a casa ho almeno cinque spanne di compact di Vivaldi, di cui molti provenienti dal fondo Foà/Giordano, al centro della storia di cui ci parla Sardelli. Per tutto il romanzo ho temuto di vederli sparire all’improvviso, al punto che ogni tanto andavo a controllarli, in preda alla più assurda irrazionalità infantile, ma anche vittima della totale immedesimazione nella descrizione dei pericoli che il fondo vivaldiano ha corso per due secoli.
Un  bonus track finale ci offre quattro approfondimenti  su Padre Pio, i salesiani, Ezra Pound e Alfredo Casella: impagabili.


sabato 9 maggio 2015

Il giallo di via Tadino - Nuovo dizionario delle cose perdute



Due libri Anni Cinquanta

Negli Anni Cinquanta c’ero già, cercavo di essere una bambina attenta, sarà per questo che mi sono fatta convincere dai due volumi in calce. Gli Anni Cinquanta non mi piacevano e il tempo non me li ha rivalutati. Erano anni conformisti, perbenisti, sessuofobi e noiosi. Hanno avuto un solo merito: preludere agli Anni Sessanta.


Dario Crapanzano  Il giallo di via Tadino Mondadori Strade Blu, 2015, pp.160

Qui siamo a Milano nel 1950. Dei miei  Cinquanta milanesi salvo tre cose: i ghisa in divisa, la Callas e la ringhéra, quest’ultima protagonista del giallo di via Tadino. La vicenda è plausibile, lo stile invece è tremendo: nei  momenti più alti si avvicina alla Cronaca Milanese del Corriere della Sera di quei tempi, con tutti i luoghi comuni del caso, nei punti più bassi assomiglia al verbale di un poliziotto della stradale. Però l’ho letto tutto perché la ricostruzione d’epoca è inappuntabile, in particolare per quello che riguarda la vita di ringhiera. L’attento revival purtroppo comprende anche il peggior maschilismo  e la demonizzazione delle donne la cui massima realizzazione è aspettare il ritorno a casa del marito cucinando e cucendo con la Singer. Se invece sei cattiva te la sei cercata. Alé.


Francesco Guccini Nuovo dizionario delle cose perdute Libellule Mondadori, 2014, pp.148


Francesco Guccini nella memoria ci sguazza, sa ricostruire con esattezza esemplare. Non sbaglia un colpo su: materiali, colori, usi, riusi, ascese e decadenze (vedi il fungo cinese), situazioni collaterali (vedi lo smantellamento dei vespasiani). Ha in comune con Crapanzano ben due argomenti: il Vov e i calendarietti profumati dei barbieri. E’ stato il mio primo libro da spiaggia 2015: leggero, corto, copertina morbida e flessibile,  condivisibile con i vicini nelle parti meglio riuscite. Guccini ha codificato un genere che tutti praticano, il “ti ricordi quando”.  Lo fa con garbo e competenza. Attendiamo prossimi, retrospettivi,  aggiornamenti.

martedì 5 maggio 2015

La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon



Alessandra Selmi  La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon
Baldini&Castoldi, 2015, pp.235


Il primo cotto e mangiato del 2015 è un bel giallo ambientato a Milano, Stazione Centrale e dintorni, sezione s’ciopàa.
Al centro della vicenda Bianca, la barbona che tutte noi vorremmo essere, e il vice  sovrintendente Lotoro, evoluzione socialmente corretta del  bimbominkia, corredato da Chevrolet Corvette opportunamente car tuned. Lavorano sull’assassinio del senzatetto Pardon, inquilino dei piani bassi della Centrale.
Amo Bianca, come ho sempre amato i personaggi e le persone che non sono quello che sembrano, i prìncipi dell’understatement, qui incarnati dal caso estremo di una barbona che legge Joyce in lingua originale e ascolta Josquin nell'I-Pod. Una donna sorprendente, di cui Alessandra Selmi non racconta i pregressi, facendo presagire un seguito che speriamo ci sarà.
Milano c’è e si fa sentire,  in modo sommesso ma più che credibile e distante dai luoghi comuni:  due pagine perfette (188/189) descrivono la fretta dei milanesi con la perspicacia di chi sa osservare in profondità i comportamenti collettivi.