martedì 22 novembre 2016

Un solo paradiso




Giorgio Fontana   Un solo paradiso   Sellerio  2016  pp.194





Un compendio di estetica di malvissuti: luoghi, rapporti, dialoghi, pensieri. Un ragazzo, in realtà già ometto (viaggia verso i trent'anni), racconta le sue disgrazie amorose ad un amico coetaneo trovato per caso al bar Ritornello, Milano, zona Tadino/Buenos Aires. Si innamora perso di una ragazza dopo un fitto dialogo a base di trombettisti jazz. Lui stesso suona male la tromba, di solito inizia  benino, poi si perde e svacca sul finale. Tutto bello, finché lei lo lascia perché in realtà amava un altro che la maltrattava, ma a lei in fondo piaceva. Qui inizia un'odissea attraverso tutti i quartieri di Milano, soprattutto quadranti est/nordest, con qualche passaggio in scelte città  d'Europa: Dublino, Amburgo, Bamberga, Norimberga, Lione, tutte inutili, tutte uguali. Una gita a Praga,  nell'immaginario del protagonista luogo della chiarezza interiore, passa via come la Moldava nella notte. Fosse andato a Brugherio, l'impatto sulla narrazione sarebbe stato identico. Lo stradario di Milano viene utilizzato in modo minuzioso, più nella nomenclatura che nello spirito dei luoghi. C'è molto sesso malfatto e malscritto. In realtà tutto è malscritto, dalle pippe sul jazz alle bevute: ma tradire i luoghi facendoli scorrere come diapositive anonime quello no,  non si perdona.


giovedì 17 novembre 2016

Quando finisce l’inverno



Guadalupe Nettel  Quando finisce l’inverno  Einaudi 2016 pp.234
Letto fino a pag.106 


Un redattore cubano quarantenne ben dotato (ci tiene a chiarirlo) ha appena acquistato un piccolo appartamento a New York, 87esima Upper West Side. Una borsista messicana appena arrivata a Parigi dapprima si interessa/vede gente poi trasloca in un appartamento di alcuni parenti,  con vista sul cimitero Père Lachaise. La situazione immobiliare è pertanto definita. Sul piano relazioni/sentimenti non  va troppo bene: redattore invischiato con ricca cinquantenne e qualcosa di più però ben tenuta con Rothko nella sua casa di Tribeca. Borsista intreccia storia con vicino cagionevole che le invidia la vista sul Père-Lachaise, ove spesso si recano a visitare i lussuosi defunti. E così se ne vanno un centinaio di pagine, condite da Keith Jarreth   sul fronte newyorchese, e Ry Cooder su quello parigino, oltre alle anime dei morti del Père-Lachaise. Verso pagina cento  si prefigura un incontro tra i due fini intellettuali. Qui ho ceduto per il timore di ulteriori incontri, magari con Björk, Philip Glass, Michael Nyman, Hénrik Górecki, Gavin Bryars o qualche altro caposaldo paraculturale della fine del secolo scorso.

giovedì 10 novembre 2016

La collera di Napoli



Diego Lama  La collera di Napoli Oscar Gialli Mondadori 2016 pp.293




Ogni tanto dalle strade secondarie del giallismo italiano sbucano autori notevoli: è il caso di Diego Lama, scrittore non giovane, assurto ai Gialli Mondadori dopo aver vinto il premio Tedeschi, istituito proprio dalla Mondadori per un romanzo giallo inedito. Lama è un architetto, deve essere per questo che l’impianto progettuale del racconto non ha cedimenti. Si basa su un bel personaggio principale, il Commissario Veneruso, con il suo contorno di sottoposti non scontati. La storia non solo è complessa, ma contiene altre tre sottostorie, tutte coerenti e compiute. Lama ha una vena archeosplatter forte ma necessaria, un bel talento per i dialoghi e la capacità di inserire un nugolo di personaggi tutti ben definiti. Inoltre descrive la Napoli di fine Ottocento con competenza ed eleganza, evitando il colore locale. Come non essergli grati.










La collera di Napoli



Diego Lama  La collera di Napoli Oscar Gialli Mondadori 2016 pp.293




Ogni tanto dalle strade secondarie del giallismo italiano sbucano autori notevoli: è il caso di Diego Lama, scrittore non giovane, assurto ai Gialli Mondadori dopo aver vinto il premio Tedeschi, istituito proprio dalla Mondadori per un romanzo giallo inedito. Lama è un architetto, deve essere per questo che l’impianto progettuale del racconto non ha cedimenti. Si basa su un bel personaggio principale, il Commissario Veneruso, con il suo contorno di sottoposti non scontati. La storia non solo è complessa, ma contiene altre tre sottostorie, tutte coerenti e compiute. Lama ha una vena archeosplatter forte ma necessaria, un bel talento per i dialoghi e la capacità di inserire un nugolo di personaggi tutti ben definiti. Inoltre descrive la Napoli di fine Ottocento con competenza ed eleganza, evitando il colore locale. Come non essergli grati.










Tumbas-Tombe di poeti e pensatori



Cees Nooteboom  Tumbas-Tombe di poeti e pensatori Iperborea 2015 pp.384




Considero i cimiteri infrastrutture urbane indispensabili alla comprensione dello spirito di una città, così come le stazioni ferroviarie, i porti e gli scali-merci. Questo Tumbas è una buona guida cimiteriale, corredata di fotografie sfocate in bianco e nero e di una scheda per ciascun personaggio tumulato. Ho trovato particolarmente commoventi le schede di Virgilio, del suo vicino Giacomo Leopardi e la defilata tomba rurale-domestica di Mary McCarty, scrittrice mai abbastanza lodata. Molti cimiteri danno parecchie soddisfazioni: Père-Lachaise e Montmartre a Parigi, Fluntern a Zurigo, a Roma il Cimitero Acattolico, Vienna e non ultima l’intera regione cimiteriale di Provenza, una mecca delle sepolture. Compaiono solo scrittori, poeti e pensatori. Tra questi anche Dante Alighieri, la cui tomba di Ravenna, impenetrabile e sigillata da catene, suscita le giuste rimostranze dell’autore.