Giorgio Fontana Un
solo paradiso Sellerio 2016
pp.194
Un compendio di
estetica di malvissuti: luoghi, rapporti, dialoghi, pensieri. Un ragazzo, in
realtà già ometto (viaggia verso i trent'anni), racconta le sue disgrazie
amorose ad un amico coetaneo trovato per caso al bar Ritornello, Milano, zona
Tadino/Buenos Aires. Si innamora perso di una ragazza dopo un fitto dialogo a
base di trombettisti jazz. Lui stesso suona male la tromba, di solito
inizia benino, poi si perde e svacca sul
finale. Tutto bello, finché lei lo lascia perché in realtà amava un altro che
la maltrattava, ma a lei in fondo piaceva. Qui inizia un'odissea attraverso
tutti i quartieri di Milano, soprattutto quadranti est/nordest, con qualche
passaggio in scelte città d'Europa:
Dublino, Amburgo, Bamberga, Norimberga, Lione, tutte inutili, tutte uguali. Una
gita a Praga, nell'immaginario del
protagonista luogo della chiarezza interiore, passa via come la Moldava nella
notte. Fosse andato a Brugherio, l'impatto sulla narrazione sarebbe stato
identico. Lo stradario di Milano viene utilizzato in modo minuzioso, più nella
nomenclatura che nello spirito dei luoghi. C'è molto sesso malfatto e
malscritto. In realtà tutto è malscritto, dalle pippe sul jazz alle bevute: ma
tradire i luoghi facendoli scorrere come diapositive anonime quello no, non si perdona.
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