lunedì 7 dicembre 2015

I mari di Trieste



AAVV I mari di Trieste a cura di Federica Manzon  Bompiani  2015  pp. 119


Non è obbligatorio essere triestini per amare questo libro. Il mare che fa parte della tua casa, come una stanza in più, i bagni, è  un pensiero felice, che suscita l’invidia di chi vive nel continente  e l’illusione di un tempo infinito, sciolto dal vincolo delle stagioni, per chi il mare lo vede tutti i giorni.
Il testo è a più voci, tutte triestine di nascita o per scelta, ciascuna affezionata al suo bagno. Compresi i tuffi invernali alla diga evocati da Gillo Dorfles, che deve averne ricavato i suoi benefici visto che ha raggiunto in modo glorioso i centocinque anni . Poi c’è il trionfo dei Bagni Lanterna/pedocìn, quelli dove le donne stanno separate dagli uomini e possono congiungersi solo al largo. Proprio al pedocìn va mia sorella, la più bella bàba di Trieste, e ci vanno anche le mie nipoti con i loro piccoli bambini. Anch’io ho un ricordo indelebile dei bagni Topolini, raggiunti direttamente in volo dalla casa di via Commerciale fino al mare, trascinandomi dietro mio figlio che aveva solo due anni.

mercoledì 30 settembre 2015

Il potere delle donne Confessioni e consigli delle ragazze di successo



Kindertotenliber di settembre 2015

Maria Latella   Il potere delle donne  Confessioni e consigli delle ragazze di successo   Feltrinelli, 2015, pp.199

Letto fino a pag.54

Ho subìto le confessioni e i consigli di Maria Latella e delle sue ragazze fino a pag. 54. Sono del tutto disinteressata al potere, e solo leggermente più interessata al successo, per cui ho fatto anche troppo. Sarei invece seriamente propensa alle storie di donne. Di qualche spessore, però, non come le bambole confezionate presentate in questo volume. Inoltre,  mi avrebbe abbastanza aiutato a raggiungere  pag.100 una qualità di scrittura che si emancipasse almeno in parte dallo stile Mercatone Uno che impronta il testo.

Paolo Sortino, Liberal, Il Saggiatore, 2015, pp.222
Letto fino a pag.51, poi qua e là fino a pag. 100

2 bimbiminkia  rampachic cromati neodéco affittano una villa in Toscana per girare un film. Nella villa abita la signora Sandra, vessata già dalle prime battute benché supportata dalla governante. Sulle prime sembra di stare sul set di Io ballo da sola (Bernardo Bertolucci, 1996) ma ben presto, con l’arrivo di un gruppuscolo di magri alcuni dei quali pallidi,   ci si trasferisce presso Guadagnino Luca,  Io sono l’amore, 2009.   Kubrick, Stanley (New York, 26 luglio 1928 – St Albans, 7 marzo 1999)  si palesa davanti ad una porta  chiusa(apri quella cazzo di porta, Sandra).  In seguito ci si sistemerà in pianta stabile a carico di Lars Von Trier per non so quanto tempo, perché ho smesso di leggere se non qua e là allo scopo di vedere che fine faceva una Fender da 50.000 euro, l’unico personaggio per cui ho palpitato. Nonostante i luoghi comuni, anche se di serie A1, che infarciscono la storia è notevole ritrovare così perfettamente definito il desiderio di stravolgere l’ordine della  casa materna  per costruirne  un altro che di sicuro qualcuno distruggerà.

lunedì 28 settembre 2015

Lascia stare la gallina



Daniele Rielli-Quit the Doner   Lascia stare la gallina
Bompiani, 2015, pp.638
Letto fino a pag. 312



Prendo sempre molto sul serio tutto ciò che riguarda il Salento. Lascia stare la gallina inizia gloriosamente in un campeggiaccio in zona Alimini, storica spiaggia a nord di Otranto, con la descrizione minuziosa  della manutenzione di un bong di vetro,  benché di qualità superiore. Sull’onda di questo virtuosismo estremo, e incoraggiata dall’esatta conoscenza dei luoghi, ho macinato  le seguenti duecentoventi pagine  in poche ore, mettendo in ordine nella mia memoria decine di personaggi fetenti ma simpatici, soprattutto maschi  contornati da qualche poveretta vittima dei loro nefandi eroismi. Molto divertente. Poi, a pag. 229 la storia, non semplice, si arena in un flashback marmoreo ambientato nella Manifattura Tabacchi di Lecce, aprile 1970, una sparata infinita su certe lotte intestine CGIL/CISL, imperniate principalmente sul diritto ad avere due stecche di Nazionali Lunghe al mese, anziché una.  Ho provato a saltarlo e a riprendere  il filo del racconto, ma purtroppo l’incanto era finito e non sono più riuscita a ricucire un rapporto con questo che considero comunque un perfettibile buon romanzo.

martedì 15 settembre 2015

La ladra di piante



Daniela Amenta   La ladra di piante  Baldini&Castoldi, 2015, pp.228


Non sembra ma è un giallo dove la ladra di piante è una lavoratrice precaria, non più giovanissima, che raccoglie per strada, nei cassonetti, vicino ai cimiteri piante moribonde o in stato di morte apparente. Le porta sul terrazzo in cui vive, di cui l’alloggio è solo un minimo accessorio abusivo, e le riporta in vita. Inoltre ruba, nottetempo, le piante che conducono una vita grama nei sottoscala e sui ballatoi dei condomini,  principalmente aspidistre, a Roma comunemente dette foglioni. (Qui in Romagna: fuiòn). Personaggio originale e coinvolgente, soprattutto per chi apprezza le seconde vite degli oggetti, dalla spazzatura alla dignità del riuso. Non è la sola. Attorno a lei altri protagonisti plausibili ed empatici entrano in questa storia garbata, benché aspra. Roma Sud è descritta in modo ammirevole, come luogo in cui le acque dolci e salate, emerse e sotterranee si confondono e fanno presagire il mare.