lunedì 7 dicembre 2015

I mari di Trieste



AAVV I mari di Trieste a cura di Federica Manzon  Bompiani  2015  pp. 119


Non è obbligatorio essere triestini per amare questo libro. Il mare che fa parte della tua casa, come una stanza in più, i bagni, è  un pensiero felice, che suscita l’invidia di chi vive nel continente  e l’illusione di un tempo infinito, sciolto dal vincolo delle stagioni, per chi il mare lo vede tutti i giorni.
Il testo è a più voci, tutte triestine di nascita o per scelta, ciascuna affezionata al suo bagno. Compresi i tuffi invernali alla diga evocati da Gillo Dorfles, che deve averne ricavato i suoi benefici visto che ha raggiunto in modo glorioso i centocinque anni . Poi c’è il trionfo dei Bagni Lanterna/pedocìn, quelli dove le donne stanno separate dagli uomini e possono congiungersi solo al largo. Proprio al pedocìn va mia sorella, la più bella bàba di Trieste, e ci vanno anche le mie nipoti con i loro piccoli bambini. Anch’io ho un ricordo indelebile dei bagni Topolini, raggiunti direttamente in volo dalla casa di via Commerciale fino al mare, trascinandomi dietro mio figlio che aveva solo due anni.

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