AAVV I
mari di Trieste a cura di Federica Manzon
Bompiani 2015 pp. 119
Non è obbligatorio essere triestini per amare questo libro. Il
mare che fa parte della tua casa, come una stanza in più, i bagni, è un pensiero
felice, che suscita l’invidia di chi vive nel continente e l’illusione di un tempo infinito, sciolto
dal vincolo delle stagioni, per chi il mare lo vede tutti i giorni.
Il testo è a più voci, tutte triestine di nascita o per scelta,
ciascuna affezionata al suo bagno.
Compresi i tuffi invernali alla diga
evocati da Gillo Dorfles, che deve averne ricavato i suoi benefici visto che ha
raggiunto in modo glorioso i centocinque anni . Poi c’è il trionfo dei Bagni Lanterna/pedocìn, quelli dove le donne stanno separate dagli uomini e
possono congiungersi solo al largo. Proprio al pedocìn va mia sorella, la più bella bàba di Trieste, e ci vanno anche le mie nipoti con i loro piccoli
bambini. Anch’io ho un ricordo indelebile dei bagni Topolini, raggiunti direttamente in volo dalla casa di via Commerciale
fino al mare, trascinandomi dietro mio figlio che aveva solo due anni.
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