giovedì 10 novembre 2016

Tumbas-Tombe di poeti e pensatori



Cees Nooteboom  Tumbas-Tombe di poeti e pensatori Iperborea 2015 pp.384




Considero i cimiteri infrastrutture urbane indispensabili alla comprensione dello spirito di una città, così come le stazioni ferroviarie, i porti e gli scali-merci. Questo Tumbas è una buona guida cimiteriale, corredata di fotografie sfocate in bianco e nero e di una scheda per ciascun personaggio tumulato. Ho trovato particolarmente commoventi le schede di Virgilio, del suo vicino Giacomo Leopardi e la defilata tomba rurale-domestica di Mary McCarty, scrittrice mai abbastanza lodata. Molti cimiteri danno parecchie soddisfazioni: Père-Lachaise e Montmartre a Parigi, Fluntern a Zurigo, a Roma il Cimitero Acattolico, Vienna e non ultima l’intera regione cimiteriale di Provenza, una mecca delle sepolture. Compaiono solo scrittori, poeti e pensatori. Tra questi anche Dante Alighieri, la cui tomba di Ravenna, impenetrabile e sigillata da catene, suscita le giuste rimostranze dell’autore.




venerdì 4 novembre 2016

Delitto alla Scala




Franco Pulcini Delitto alla Scala Ponte alle Grazie 2016 pp. 417



Non sono attendibile. Questo romanzo giallo mette insieme, tutti in una volta, molti dei miei totem: Claudio Monteverdi, la musica antica, il manoscritto dell’Arianna, i retroscena della Scala, teatro in cui ho bivaccato  per tutti gli anni Ottanta. Certo, ci vuole un po’ di pazienza: per duecento pagine non succede quasi niente.  Da lì in avanti una svolta legata alla filigranologia e alla comparsa di un ensemble di musica antica olandese risveglia dal torpore e conduce ad un finale veramente divertente. Un commissario di polizia arabo-siculo e un commissario governativo napoletano tengono vivo l’ambiente, più delle manie dei dirigenti scaligeri, descritti come campioni dell’autoreferenzialità e della spocchia. Tutte le leggende scaligere sono rispettate, dalla sindacalizzazione esasperata degli orchestrali agli aneddoti che si tramandano da generazioni di loggionisti. Il libro è ridondante, ricco all’inverosimile di storie circonfuse di cultura raffinata, ma anche estratte direttamente dai bassifondi dell’ignoranza, così come deve essere una vicenda che ruota attorno al melodramma,  alle sue scene e soprattutto alle sue scenate.


domenica 11 settembre 2016

La paura del desiderio



Claire Messud  La paura del desiderio Bollati Boringhieri

2016 pp.142 scritte in grande



Sono molti i romanzi in cui pochi personaggi odiosi non combinano niente. Nell’ambito di questo genere, che per altro ha prodotto inestimabili capolavori, questo si distingue per essere particolarmente molesto. E’ come trovarsi in treno, soli in uno scompartimento con un raccontatore sconosciuto e inarrestabile di storie a interesse zero. Nel caso in questione, un professore del New England si reca per tre mesi a Londra alla ricerca di alcuni dati necessari ad un suo studio sulle cause di morte. Non vuole essere disturbato. Una vicina lo va a trovare ogni tanto ed un collega di passaggio lo invita a cena una sera. Tutto infastidisce il protagonista, che però alla fine trova l’amore. That’s all, però raccontato con astio e pedanteria.

L’anno breve



Caterina Venturini  L’anno breve  Rizzoli  2016  pp.359, compresi i ringraziamenti


Più che un romanzo, un compendio di disgrazie. Nella fattispecie:  ragazzini gravi/gravissimi in ospedale, anoressia intra ed extra-ospedaliera,  fine degli ideali, cupi ricordi ricorrenti del G8, memorie di adolescenti frustrate, mamme ricche e cattive, mamme buone ma povere, mariti sulla strada della corruzione con al centro una prof precaria  un po’ imbambolata. Un paio di storie nella storia distraggono e rendono ancora più confuso il parterre dei personaggi, soprattutto di quelli sani. Quelli malati li distingui dalla patologia, ma non sempre. Nonostante ciò l’ho letto tutto, saltando solo una quarantina di pagine digressive, con quel gusto morboso del male, come di zie che si raccontano le ultime tragedie del paese.



giovedì 4 agosto 2016

Sette casi di sangue e una storia d’amore



Teresa Solana  Sette casi di sangue e una storia d’amore Sellerio 2012 pp.192


Teresa Solana non è mai perfetta, soprattutto nelle storie lunghe (Delitto imperfetto, Sellerio 2008 e Scorciatoia per il paradiso, Sellerio 2010). Le trame sono sempre raffazzonate e confuse e si arriva alla fine dei suoi romanzi gialli nel totale disinteresse per l’identità dell’assassino e le cause del delitto. Quello che conta è l’assortimento di personaggi, ambienti, dialoghi, considerazioni su Barcellona e sulle sue mutazioni urbane, nonché l’idea geniale di scegliere come investigatori una coppia di gemelli del tutto diversi ma complementari.
Questa raccolta di racconti brevi, al contrario, è perfetta. Truce, spietata, cinica, ributtante ma anche comica, geniale, fulminante nelle battute e magistrale per umorismo surreale. Non so come mi sia sfuggita per tanti anni. Forse perché oscurata da un’altra giallista spagnola, Alicia Giménez Bartlett, tanto più noiosa e sempre uguale a se stessa, benché onnipresente nei  principali centri commerciali.