Guido Barbujani Lascia
stare i santi Einaudi 2014
pp. 184
Un buon
divulgatore può tutto. Anche rendere avvincente il racconto delle indagini
necessarie a stabilire se le reliquie di San Luca Evangelista conservate nella Basilica
di Santa Giustina a Padova sono autentiche. Ai lavori, commissionati dall’allora vescovo di Padova Antonio
Mattiazzo, parteciparono archeologi, storici, anatomo-patologi, biologi e
l’autore, genetista e interprete delle poche tracce di DNA utilizzabili. Nel
libro ci sono avventura e suspence, scienza e storia, personaggi e luoghi, come
nei migliori romanzi. Ma è tutto vero, e perciò molto più divertente.
In fondo potevo leggerlo fino alla fine. Invece a metà,
terminata in modo traumatico una fase
avvincente dedicata all’apicoltura, ho ceduto, forse pensando di rifarmi
un domani con la visione del film. Di fatto del romanzo ho amato solo le parti dedicate
alla vita delle api e agli innumerevoli accorgimenti da seguire per poterle
allevare in modo degno. L’andirivieni del vecchio Holmes tra Inghilterra e Giappone, ovviamente via flashback, mi ha invece abbattuto per il
poco costrutto narrativo. Mitch Cullin priva
Holmes della presenza fisica del dottor
John Watson per affiancargli qualcun altro. Lo fa però con garbo e coraggio:
sostenere Sherlock da solo è impresa ardua e merita rispetto.
Se non avessi vissuto all'epoca potrei considerarlo un romanzo di
fantascienza. Invece no, è tutto vero: la riforma dell’Opera di Pechino (basta
nobili e privilegiati in scena e avanti, d’ufficio, con i contadini e i
proletari), la rivoluzione culturale (fine di tutto, solo opere proletarie e rivoluzionarie),
le campagne politiche di cui si discuteva con gravità anche qui in Europa (il
Grande balzo in avanti). Poi i personaggi, da Chu En Lai a Lin Piao, la
terribile Jang Qing, moglie di Mao, e poi la Banda dei Quattro e anche Deng
Xiaoping, trait d’union tra la Cina maoista e quella attuale. Renouard è
bravissimo a muoversi in quello che è stato uno dei peggiori vespai della
storia del Novecento, affidandosi alla chiarezza e alla brevità.
Un saggio multistrato che, in ordine allineato e con lo stile
del romanzo riunisce: Francisco de Quevedo, Caravaggio, Galileo Galilei, Hernán Cortés, il cardinale Borromeo,
l’arte plumaria azteca, la storia delle palle da tennis e i capelli di Anna
Bolena. Tutto scorre sul filo di una partita a pallacorda tra Quevedo/Nadal e
Caravaggio/Federer. Ogni storia sembra procedere per conto suo, salvo poi riunirsi in
modo esaustivo nelle ultime pagine. Ci vuole un po’ di pazienza, soprattutto
nelle descrizioni dei vari game a tennis o quel che è, ma alla fine c’è
soddisfazione, soprattutto per chi volesse raccogliere il suggerimento di viaggio
messo proprio in fondo. Si imparano anche molte cose sul tennis, sui
conquistadores, sulla vita romana nel Seicento con i suoi papi, e sul modo di
lavorare di Caravaggio.
Se non avete mai iniziato la Recherche,
se l’avete iniziata e abbandonata, se siete fermi da qualche parte dei Guermantes
e non riuscite ad andare avanti, se l’avete letta fino all’ultima parola e
avete ancora voglia di storie e se, soprattutto, non vi rendete conto della
fortuna di avere tutti i volumi del mondo a portata di mano, allora questo
libro lo dovete leggere a tutti i costi. E se per caso dovessero piacervi power
point e le slide, osservate con
attenzione gli appunti presi a mano da quest’uomo che nel gulag di Grjazovec, in
condizioni di estrema cattività, organizzava su pezzetti di carta informazioni la cui unica
fonte era la propria memoria.