martedì 21 aprile 2015

Un delitto molto milanese - La casa di tutte le guerre - Le dodici tribù di Hattie




Kindertotenliber di Gennaio/Febbraio/Marzo


Antonio Steffenoni, Un delitto molto milanese, Rizzoli, 2014, pp.246


Letto fino a pag. 71


Di solito leggo fino in fondo i gialli ambientati a Milano, soprattutto se si svolgono in quartieri che conosco bene. In questo caso siamo a Brera, zona in cui ho studiato e lavorato per diversi anni.
Qui si tratta di  delitto in  agenzia pubblicitaria in declino. Nelle prime pagine si susseguono i personaggi, insipidi e antipatici. Anche l’ambientazione è sfocata, comprese le descrizioni di come si vestono i protagonisti, ambito in cui tutti, anche i più scarsi, di solito se la cavano. Colore locale zero, e banalità a iosa, sia  lessicali che circostanziali. Perché proseguire? In assenza di motivazioni valide, ho smesso a pag. 71.



Simonetta Tassinari, La casa di tutte le guerre, Corbaccio, 2015, pp.243


Letto fino a pag.38


Anche qui mi sono fatta attrarre dall’ambientazione, un paesino nelle colline romagnole, di solito trascurate dagli scrittori.
La storia  è l’apoteosi della nonna di buona famiglia, della grande casa di buona famiglia, dei pranzi di buona famiglia, delle vacanze in villa. Non l’ho sfangato. Le vacanze in villa per me erano sopportabili solo nei  romanzetti della Biblioteca dei miei ragazzi Salani, quando avevo  dai sei agli undici anni, abitavo a Milano in cinquanta metri quadri di ringhiera e le mie vacanze in villa si tenevano  nella Bassa Padana tra vacche, granturco, voli nel fieno e furti di prugne. Sognavo pony e maggiordomi, per poco però, poi ho capito quanto erano noiosi.


Ayana Mathis,  Le dodici tribù di HattieEinaudi, 2015, pp.290


Letto il primo racconto e metà del secondo, più qualche altro incipit qua e là

Il problema di questa raccolta di racconti è che il primo è talmente strepitoso che crea enormi aspettative. Si continua a leggere sperando che il miracolo si ripeta, ma ciò non accade. Così subentra la depressione e il desiderio di continuare si affievolisce, fino al punto da abbandonare il volume. Resta però un magnifico racconto iniziale, patetico e avvincente. Non è poco.

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