martedì 16 settembre 2014

End Zone



Don DeLillo,  End Zone
Einaudi 2014, pp. 243



Categoria: apparente vicenda sportiva




Formalmente è la storia di un campionato di football americano e di una squadra che vi partecipa. In realtà è qualcos’altro che non sono in grado di definire se non come esercizio di stile. Quello che mi attrae in  testi come questo è la scrittura. Quello che mi disturba è il pensiero. Mi disturba anche non cogliere le strategie del football americano, sport esoterico, brutale a vedersi ma codificato con precisione esaustiva, la stessa dei manuali di istruzioni per l’uso dei prodotti made in USA. Ogni gesto ha un nome, ogni movimento un codice, ogni insieme di movimenti una descrizione sintetica e univoca. Molti stralci sono divertenti, come le speculazioni filosofiche di bestioni alti due metri per 138 kg, o la descrizione di una presunta nuova  guerra mondiale condensata in due pagine e mezzo. Il meglio dell’astrazione  è l’intera seconda parte, una partita raccontata attraverso la lingua oscura del football, rivolta ad una massoneria cui io non appartengo ma esilarante per il contrasto tra il poco che accade sul campo e le innumerevoli  parole necessarie a descriverlo.


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