Don DeLillo, End Zone
Einaudi 2014, pp. 243
Categoria: apparente vicenda sportiva
Formalmente è la storia di un campionato di football
americano e di una squadra che vi partecipa. In realtà è qualcos’altro che non
sono in grado di definire se non come esercizio di stile. Quello che mi attrae
in testi come questo è la scrittura.
Quello che mi disturba è il pensiero. Mi disturba anche non cogliere le
strategie del football americano, sport esoterico, brutale a vedersi ma codificato
con precisione esaustiva, la stessa dei manuali di istruzioni per l’uso dei
prodotti made in USA. Ogni gesto ha un nome, ogni movimento un codice, ogni
insieme di movimenti una descrizione sintetica e univoca. Molti stralci sono
divertenti, come le speculazioni filosofiche di bestioni alti due metri per 138
kg, o la descrizione di una presunta nuova guerra mondiale condensata in due pagine e
mezzo. Il meglio dell’astrazione è l’intera
seconda parte, una partita raccontata attraverso la lingua oscura del football,
rivolta ad una massoneria cui io non appartengo ma esilarante per il contrasto
tra il poco che accade sul campo e le innumerevoli parole necessarie a descriverlo.
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